martedì 15 marzo 2011

Implicazioni.

Possiamo identificare delle configurazioni strutturali che spiegano gli eventi in divenire. Per esempio, restando nei confini nazionali, vediamo alcune contraddizioni nei problemi occupazionali, come il bisogno di immigrazione e l'alta disoccupazione. Se hai tanti disoccupati di tuo, logica vuole che non ti serva importarne altri da fuori. La contraddizione si spiega con il livello di istruzione, il welfare, l'intervento dello Stato. Ovvero abbiamo bisogno di stallieri, infermieri, badanti, i 'lavori che noi italiani non vogliamo fare più' amano dire i politici che si fanno un vanto di una popolazione con in mano titoli di studio e in attesa che lo Stato gli procuri il lavoro per cui hanno studiato. L'ottimale sarebbe l'intera popolazione assunta dallo Stato per fare lavori più nobili rispetto a quelli rifiutati e regalati agli immigrati: una nuova forma di aristocrazia burocratica, con tanto di retorica costruita sull'ideologia dello 'Stato siamo noi', noi che paghiamo le tasse per darvi lo stipendio e permettervi di fare un lavoro che non sia da immigrato, eufemismo per schiavo post-moderno. Da una parte fanno le manifestazioni, si scandalizzano, raccolgono soldi per dare istruzione a bambini che poi si troveranno comunque a vivere in paesi che non hanno nemmeno acquedotti, l'ipocrisia del marketing buonista è una bestia cieca e obesa, fa ghiacciare il sangue nelle vene, e poi gli sta bene che vengano qua a spalare merda di mucca, straordinari, domenica compresa, niente ferie né tredicesima, o a chiedere monetine fuori dal supermercato.

Le verità scomode che nessuno dice, contrapposte alle bugie che tutti conoscono e alle quali purtroppo molti credono. Le bugie che parlano di tecnologia, di benessere, di vita che si allunga, malattie sconfitte, ricchezza sempre più abbondante e ben distribuita. Sono i rimasugli dell'ottimismo sessantottino, dopato da droga ideologica e droga vera e propria. Un giorno il cibo non sarà più un problema, avremo sintetizzatori molecolari di cibo come sull'Enterprise. E invece vediamo che il cibo non solo rimane ma diventa sempre di più un problema, man mano che la popolazione aumenta, alla faccia di chi rideva in faccia a Malthus, più o meno gli stessi che issano Keynes come una bandiera. L'acqua è un problema e lo diventerà di più in futuro perché inizia a scarseggiare anche dove è sempre stata abbondante. L'inquinamento ha fatto diventare un problema anche l'aria, non solo acqua e cibo. Le malattie che si pensavano sconfitte ritornano, proprio ieri leggevo qui in Lombardia di TBC e meningite e pidocchi, roba uscita dalla porta e rientrata dalla finestra, mancano malaria e tifo e siamo a posto. Al posto di tutti ricchi oggi siamo tutti indebitati fin dalla nascita. Bugie, aprite gli occhi, vi hanno cacciato una marea di balle. Alla fine tutto quello che hanno dimostrato a proposito della vera natura del sessantottino è il viagra, continuare a scopare fino alla morte, magari ragazzine raccattate nei bassifondi di qualche città indonesiana, il costo del turismo sessuale messo in carico alla ditta come viaggio di lavoro. Il vero volto della generazione sessantottina, un libro ancora tutto da scrivere.

A noi invece è toccato l'aids, che ti assicurano che non si prende con un bacio, a meno che si abbiano ferite in bocca, e tu ragazzino o ragazzina con la testa sulle spalle non ci pensi nemmeno a morire di aids per aver baciato qualcuno senza aver prima visionato gli esiti di esami del sangue molto recenti. Intanto quelli fanno le orge con l'aiuto della pillolina azzurra, il 'medicinale' più venduto al mondo, se ne fregano dell'aids, non vogliono nemmeno il preservativo. In certe zone dell'Africa ormai sei strano se non ce l'hai, l'aids. Ma il sessantottino salta su e dà la colpa alla Chiesa, che predica astensione e non prevenzione, programmazione e non dissoluzione, come se a qualcuno gliene fregasse davvero di cosa dice il Papa sul preservativo, ridurre e semplificare sempre le riflessioni sui valori a opinioni da giornalista sfigato che vuol fare polemica e spostare voti per favorire un partito politico, come se il sessantottino e i suoi figli obbedissero ciecamente al volere di una qualunque chiesa, è già tanto se fanno finta di obbedire allo Stato, ribelli da James Dean e alla Easy Rider. Il peccato del seme buttato, che deve la sua origine al valore antico della prole. Una discendenza numerosa come i granelli di sabbia. La mentalità contadina dell'avere una mano nei campi, grano in magazzino per l'anno prossimo, del non lasciare che si disperda l'abbondanza accumulata. E questi bifolchi culturali sminuiscono tutto, ridicolizzano, si gonfiano di superbia nel vantare certezze conoscitive, mentre sono solo poveri illusi, infantili e irresponsabili, non sanno quello che fanno ma neanche quello che dicono, l'unica dimostrazione che riescono a mettere sul tavolo è la prosperità garantita dalla creazione di un debito pubblico enorme, dallo sfruttamento di innovazioni tecnologiche che grazie al consumo di petrolio e al rischio delle radiazioni nucleari, in cambio di una Terra depredata e avvelenata e spogliata di ogni ricchezza naturale, sono riusciti a produrre qualche decennio di benessere tale da permettere vite come le loro, condotte sull'onda di una gioiosa dissipazione, un divertito spreco portato avanti senza il minimo senso di colpa, anzi, chiedendo a noi di inchinarci e ringraziarli per tutto questo.

Calci nel sedere, altro che ringraziamenti. Sarete ricordati come le due o tre generazioni forse non più stupide ma certamente più dannose dall'inizio dei tempi. Lavoriamo di più, siamo più stressati, spendiamo in un giorno quello che potrebbe mantenere in vita una persona per anni. Tutti chiusi da soli dentro scatole metalliche, per ore, tutti con pensiero alla rata del mutuo, tutti a guardare ogni minuto della nostra vita il film creato dal marketing, dove le persone sono tutte belle, sane, felici, ricche, e vivono in un mondo bello, sano, felice, ricco. A questo ci siamo ridotti, questo abbiamo permesso che accadesse, in cambio della promessa di una medicina che non ci faccia morire prima di quanti anni? Quanti anni volete vivere, mille? Volete diventare un mucchietto di stracci tremante e bavoso che da secoli non sa più nemmeno che significhi vivere e morire da uomo? Abbiamo venduto la nostra dignità, la nostra purezza, in cambio di vestiti usa e getta, di ristoranti che servono cibi provenienti dall'altra parte del mondo, inscatolati sottovuoto, surgelati, caricati su un aereo che ha voltato tutta la notte, mentre noi dormivamo, per farci trovare nel piatto al risveglio un animale esotico, raro, squisito e soprattutto molto costoso. In cambio di cosa? Di un lavoro sedentario, per uscire dall'ufficio con giacca e cravatta e sederci in un locale a bere alcolici fino a collassare, per vedere i figli solo qualche ora nel fine settimana. Per comprare la televisione più grossa, la macchina più potente, la vacanza più esclusiva, per pagare chirurghi di plastica estetica.

Estetica, ecco, la parola che riassume quest'epoca. Non come cultura della forma, ma come superficialità. Sotto questo velo di estetica plasticosa che osano definire cultura permane la consistenza del sesso e della morte come unico motore di un'esistenza morale, il fulcro dell'arte a diretto contatto con i significati profondi e non la mera rappresentazione del segno dei tempi. La riproduzione, non come esito infausto del contatto carnale, nemmeno come inevitabile conseguenza del richiamo della natura affinché l'animale dimostri soggezione di fronte alle esigenze del ciclo economico. Non la riproduzione come sopraffazione delle società che relegano il femminino a complemento in subordine, non la riproduzione come rispetto di vincoli genetici che esprimono la tensione di una progettualità tesa a superare il presente nell'unico modo di cui dispone chiunque, ovvero l'accoppiamento. La riproduzione, così come la sua compagna morte, rivela oggi più che mai le sua incoerenza, le sue ripercussioni in campo morale. Da una parte è ingranaggio fondamentale del sistema economico capitalista, fondato sul postulato irrealistico della crescita infinita e delle risorse inesauribili, in un parallelismo che non regge laddove la produzione non può essere considerata alla stregua della ri-produzione e viceversa. Dall'altra parte ha conservato la carica dirompente della forza numerica che la riproduzione garantisce in un confronto tra famiglie, villaggi, popoli, continenti. Un esercito più numeroso comportava la sicura vittoria, e nei paesi dove il lavoro non è stato rivoluzionato dalla tecnologia la riproduzione avviene ancora senza tener conto di sopravvivenza neonatale, speranza di vita, lavori che 'noi non vogliamo più fare'.

Dalla tecnologia, non dalla politica, la politica è roba da stupidi, tutto sommato, e chi non lo capisce se la merita, la politica degli stupidi, tipo i sessantottini, senza tecnologia non si ottengono diritti, senza prosperità si perdono, i diritti, come sta succedendo anche adesso, basta una minaccia esterna o interna, che sia terrorismo o cambiamenti climatici. Eppure vediamo gli strascichi delle generazioni più recenti, che non e vogliono sapere di morire e sparire, occupano ancora radio, tv e giornali, un sacco di vecchi a dirigere la vita intellettuale di un paese che nei fatti li ha già lasciati indietro da un pezzo, e anche nelle industria, nelle istituzioni, insomma la classe dirigente è ancora lì da decenni, gli stessi nomi che sentivo quando ero ancora minorenne sono gli stessi che sento ora a 40 anni. Quelli che guardavano a se stessi come rivoluzionari, e non lo erano, erano ragazzini viziati che hanno avuto la fortuna di nascere nell'epoca del petrolio, l'epoca che stiamo cercando faticosamente di superare e che resiste come resistono loro, i piccoli rivoluzionari della domenica, che fanno la rivoluzione in piazza, per dire che l'han fatta loro e non i loro coetanei nei laboratori, per ironia della sorte nei laboratori delle nazioni capitaliste, se non ci credete paragonate quello che hanno inventato negli Usa (o nell'Europa pre-socialismo fascista e nazista e comunista) al resto del mondo. Le nuove generazioni, là fuori, hanno un lungo lavoro di ricostruzione, perché qui è tutto distrutto, uno tsunami culturale lungo un secolo sta tornando in mare, una volta per tutte si spera, lasciando dietro di sé macerie e fango. Internet è come darvi il fuoco, giovani generazioni, è come darvi la ruota, spero che sia rimasto qualcosa da salvare, che ci sia un modo per salvarlo e che valga la pena di essere salvato.

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