lunedì 5 dicembre 2011

crescita e progresso

La maggior parte dei ragionamenti sull'economia di chi non sa niente di economia sono l'equivalente di chi va a bestemmiare in chiesa e non ha mai aperto un libro di filosofia. Gli ottimisti ritengono che sia uno dei tanti problemi risolvibili aumentando l'istruzione. C'è questa diffusa credenza popolare che certi comportamenti siano dovuti a scarsa istruzione. Si percepisce una certa vergogna di fronte alla possibilità di fare affermazioni più drastiche, per esempio che gli esseri umani si differenziano sotto moltissimi aspetti, uno dei quali è l'intelligenza, declinata in capacità di capire, in comprensione emotiva, creatività, percezione dei modelli, strutturazione dei concetti e via dicendo. Una delle grandi bugie dei nostri tempi, una delle tante, è che l'intelligenza sia una variabile neutra, che dipenda tutto dall'istruzione, intesa non come educazione o rieducazione delle masse, perlomeno non esplicitamente, quanto la sensibilità dell'animo di chi accede alle nozioni e le fa proprie. E le nozioni devono essere quelle giuste, suggellate dall'imprimatur del pensiero unico dominante, le nozioni che trasformano magicamente un deficiente egoista violento, per dire, in un gentile cittadino altruista, laico e progressista. L'intelligenza è una discriminante non soggetta a procedure democratiche egualitarie e solidali, come tale dev'essere rifiutata come elemento discriminatorio che distrugge il tessuto sociale e vanifica la prosperità. Lo capite anche voi in che melassa propagandistica nuotiamo. Il sessantotto a noi ci fa il solletico, siamo diventati una dittatura ideologica che il grande fratello scappa a piangere dalla mamma. In questo ambiente culturale si deve muovere con attenzione e delicatezza chi non riesce a omologarsi e conformarsi, specialmente in tempi di crisi economica dove finalmente ci sono un po' di poveri incazzati da lanciare contro i nemici: i ricchi, lo stato, la chiesa e vari nemici del popolo a piacere. Questo è la parte di follia politica che chiameremo del progresso, per distinguerla dalla follia economica che chiameremo della crescita.

La crescita del fatturato, delle quotazioni, del prodotto interno lordo, della produzione, del reddito, del benessere. Se dal lato della politica sono così pazzi da proporre teoremi assurdi come l'istruzione come strumento in grado di supplire alle varie forme in cui si esprime l'intelligenza umana, il che è come dire che se fai copulare con belle donne un uomo egoista e violento quello ti diventa San Francesco, dall'altra parte non sono meno pazzi quando applicano funzioni matematiche che ipotizzano crescite reali insostenibili. Sono vere e proprie malattie mentali collettive. Nel singolo si capisce che uno è matto quando lo vedi che si pianta una forchetta nella mano o grida contro il muro, quando invece la follia è collettiva fai più fatica a riconoscerla, se non hai termini di paragone. Perché i regimi impediscono al popolo di ricevere informazioni oltreconfine? Non solo i comunisti, tutte le dittature non vogliono che si abbiano termini di paragone in grado di far capire alla gente che si è in presenza di una follia collettiva. Ecco perché i media ci riempiono la testa di cazzate tipo la colpa di tutto questo è della finanza e dei suoi diabolici meccanismi capitalistici, o che devono pagare gli evasori, i ricchi, i cocainomani col suv. Spero per voi che abbiate il minimo di intelligenza e di istruzione sufficienti a capire che sono cazzate perché io non ho più tempo da perdere né voglia di spiegare, si fa prima a lasciar perdere, sono talmente tanti i matti ignoranti e stupidi là fuori che più li lasci in pace e meno c'è il rischio che se la prendano anche con te. È più furbo, che brutta parola, furbo, ma alla fine è quella che ti salva, gli italiani la conoscono bene, quando la politica e l'economia si separano dalla realtà, e lo fanno spesso e volentieri, la follia è assicurata passando dall'individuo alla massa, dalla concretezza all'astrazione, la cosa migliore rimane approfittare degli spiragli, delle contraddizioni, delle opportunità. Questo fanno gli italiani, oggi più che mai: sopportano la follia del potere che si esprime nei rapporti di forza economici e politici, che utilizza i media per condurre il gregge degli elettori, stupidi e poco istruiti, raccontando fesserie.

Quando si è giovani si tende a classificare come meschino e rinunciatario l'atteggiamento di chi non tende alla realizzazione di futuri meravigliosi a portata di mano, di chi non partecipa in modo attivo alla vita politica. Col tempo si impara che fra i tanti modi a disposizione per buttare via il tempo, quello dell'idealismo è fin troppo simile al sacrificio dei bonzi, l'ascetismo masochista della politica appare per quello che è: la speranza di chi non ha niente di meglio su cui scommettere, la stolta promessa di un paradiso in terra, la cerca del graal, o la confortante sensazione di far parte di un gruppo su cui fa leva il cinico o l'ingenuo populista di turno. Perché al dunque la politica si riduce a questo: un lavoro come un altro, trafficare coi soldi delle tasse e coi i posti di lavoro negli stipendifici pubblici, dall'istruzione alla sanità alla sicurezza alla municipalizzate, nei panni di un vescovo del partito-chiesa che tessera i fedeli-elettori. Nel frattempo passano gli anni, i decenni, si è troppo vecchi per confessare di aver sprecato mezza vita a inseguire sogni ascoltando balle, i giovani vi guardano come esempi mentre percorrono le vostre tracce e non riuscite a dir loro che non portano da nessuna parte, che non siete stati buoni padri, non siete nonni saggi come il babbo natale sulle lattine della cocacola, e continuate a vendere la vostra religione di sentimenti hollivudiani, eroismi postindustriali, fede nella scienza e nel domani è un altro giorno, il pacchetto culturale della follia collettiva, leccato e infiocchettato per bene. Questa è la parte politica, quella economica si compenetra e si realizza nel benessere facile e abbondante per tutti, nei consumi che tirano la produzione che tira il lavoro che tira il welfare che tira le tasse che tira. È la follia del marketing, più pazzi dei politici ci sono solo i tizi del marketing, quelli che li chiama il direttore generale e gli chiede come intendi aumentare il fatturato, dobbiamo espandere i margini, ci serve di fare più soldi soldi senza rompere il giocattolo e allora quelli del marketing tirano fuori l'equivalente delle cazzate politiche, dicono usiamo i soldi dei clienti acquisiti per favorire l'ingresso di nuovi clienti, scomponiamo l'offerta in cinque miniofferte applicando modifiche unilaterali al contratto e rendiamo difficoltoso ai clienti la procedura per disdettare. Senza parlare delle illusioni propinate con la promozione e la pubblicità.

Crescita e progresso sono emanazioni culturali del sistema produttivo industriale (e non del grado di libertà economica di uno Stato, minimo nello statalismo, massimo nell'anarchia). In crisi ci sono andati i valori del progresso e della crescita (e non il capitalismo dopo il già avvenuto crollo del comunismo). La follia collettiva consiste nel non riconoscere e ammettere il vincolo che esiste tra benessere materiale (ovvero capacità di sfruttare risorse naturali, se ce ne sono, o know how, o costo del lavoro e altri fattori di vantaggio concorrenziale – si parla di funzioni economiche reali, concrete, che non dipendono dal grado di prevalenza del pubblico comunistoide o del mercato liberistoide) e possibilità di utilizzare parte dei guadagni realizzati dal sistema produttivo nel suo complesso per spenderli in politiche progressiste, dove si aspira a società utopisticamente perfette che non sono e non saranno mai a costo zero. Adesso ci si lamenta che il giocattolo si è rotto perché non fornisce più i soldi che servono a creare la società dell'ammmmore e si grida, si pretende, si ordina alla politica di aggiustarlo, così, come se fosse solo questione di volontà, come se bastasse bastonare i mercati, gli speculatori, come se ci fossero colpevoli esterni che ci stanno facendo la guerra, come se non si trattasse di costo di petrolio e gas, di costo del lavoro, di debito pubblico, di Cina nel wto con i suoi miliardi di cinesi poveri che lavorano come schiavi, di un tessuto microimprenditoriale privo di potere contrattuale e di economie di scala, di infiltrazioni di stampo mafioso, di Africa infernale fatta di signori della guerra e carestie. Gli stupidi e ignoranti e matti guardano solo dentro al loro piccolo giardino, affermano che andava tutto bene fino a quando qualcuno ha sbagliato, ci ha ficcati in questo casino, che se ci fosse stato al governo un altro (Chi? L'ennesimo uomo della provvidenza? Un condottiero? Un imperatore straniero?) non avrebbe permesso l'avverarsi di questa situazione spiacevole e adesso saremmo come la Scandinavia, avremmo i soldi che ci escono anche dal bu


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