giovedì 17 novembre 2011

Gabbie confortevoli.

Un modello organizzativo viene implementato con esercizio d'imperio. Nessuna forma organizzativa spontanea si autoregolamenta in un ambiente libero da vincoli oggettivi. Internet non è un ambiente libero, anzi, è quanto di più lontano vi sia dal grado di libertà vigente nel mondo reale. Sono un po' stanco degli osanna a internet, dopo decenni dalla sua invenzione sarebbe ora di chiudere il party di benvenuto. Internet è un ambiente fortemente strutturato, non ha nulla di libero se non la finta sensazione di non essere individuabili, fatto ottenibile per mezzo di reti virtuali private che rendono immediatamente sospetto chi ne faccia uso. Se internet fosse anonima diventerebbe possibile compiervi reati nella certezza dell'impunità, e questo non lo vuole nessuno, o meglio, diciamo che nessuno è disposto a sostenere il crimine apertamente, a parte gli anarchici irriducibili che pur di avverare la democrazia diretta sono disposti a scendere a patti con la dittatura della maggioranza.

Questa favola di internet come humus di forme associative innovative che possono fare a meno dell'autorità, della gerarchia, delle regole formali è una bella favoletta che nasconde un pungiglione velenoso: le regole sono innestate nel sistema fisico, nell'hardware, nei chip, nelle centraline, nei firewall, nei grandi hub attaccati alle dorsali transoceaniche. Internet in realtà è una dittatura scientifica dove le regole stanno nella tua larghezza di banda, nei tuoi diritti di accesso, nella capacità di organi senza nome e senza volto di disconnetterti e di isolarti, di tracciarti e di monitorarti, di costruire dossier su di te analizzando la tua attività. Se succedesse nel mondo vero come ti sentiresti? Se sapessero sempre dove sei, cosa fai, cosa ti piace, che problemi finanziari di salute famigliari hai come ti sentiresti? Se potessero chiuderti in casa premendo un bottone come ti sentiresti?

Quindi perfavore basta con la religione del digitale, gli orgogliosamente atei che darebbero via un rene per l'ultima cazzata geekissima perché internet li fa sentire liberi, possono fare commenti acidi usando uno pseudo che alla lunga li descrive meglio del loro vero nome, inizia la fase dell'alienazione, della dipendenza, non fate finta di non sapere di cosa sto parlando. Gente che si sente protagonista della vita politica perché può insultare impunemente il governo sui siti web di giornali e tv, che prega per il boom di contatti sul blog sognando di vivere di rendita grazie ai banner di adsense. Internet è uno strumento di comunicazione e come tale configura una piattaforma organizzativa prima ancora di ramificarsi in applicazioni commerciali, politiche, amatoriali, prima di specializzarsi in ambiti sempre più circoscritti per consentire lo scambio di materiale informatico (in senso ampio, da informazioni vere e proprie a software e materiale audiovisivo).

Come una qualsiasi piattaforma organizzativa anche internet necessita di una regolamentazione del funzionamento sotto forma di autorità con poteri più o meno vasti. Si può accettare che tale potere venga gestito in ottica finalizzata al decentramento, per rispetto di sovranità nazionali (dove oscurano determinati siti o hanno facoltà di shut down) o di prerogative legate al diritto (dove aziende dominati si premurano di sottoscrivere policy corporative con slogan del tipo noi lavoriamo per il bene, noi siamo i buoni, noi facciamo beneficenza, noi rispettiamo l'ambiente, e via dicendo, allo scopo di non perdere il potere e soprattutto l'influenza, effettiva o potenziale, che risiede materialmente nelle loro server factory). L'accesso a internet si paga, anche se fosse gratuito ha dei costi, molto elevati, che ricadrebbero sull'intera comunità, non è gratis, internet, e non lo sarà mai, va a corrente, ha bisogno di pezzi di hardware e di gente che li assembla, fa manutenzione, programma, gestisce.

Internet dunque non è libero e non è gratuito, pertanto fatemi la cortesia di piantarla coi magnificat. Addirittura internet si presta a ulteriori irrigidimenti. Alcuni parlano già da anni a proposito di una tassa su internet. Alcuni hanno già realizzato delle subnet con accesso sottoposto a identificazione certa e il servo della neodittatura digitale è stato osannato dalle oligarchie industriali che, come succede sempre, hanno ammaestrato le masse antropomorfe e decerebrate trasformando un tycoon in una specie di profeta mediatico in dolcevita. Il sogno di ogni dittatura è di mettere un marchio sulla fronte o sulla mano dei sudditi, e l'internet recalcitrante alle imbragature non piace ai rappresentanti del potere costituito. Nel mondo reale ti appioppano il codice fiscale appena nato, se i tuoi genitori non vanno a chiederlo a tuo nome non ti permettono di uscire dall'ospedale. Ti appioppano un numero di carta di identità, di passaporto. Ti appioppano palle al piede, tatuaggi sul braccio, divise e uniformi, badge, impronte digitali, fotografie, scansioni della retina. Prima di internet è stato il telefono l'effigie della bestia che ha fatto proseliti e ha permesso di schedare ogni singolo cittadino, tu chiedi una linea telefonica e ti arriva a casa il canone tv da pagare, nelle dittature per chiedere una linea telefonica devi dimostrare di averne bisogno o essere mebro del Partito. Il numero telefono come esempio di marchio sulla fronte o sulla mano di giovannea memoria. Sulla fronte perché te lo ricordi a memoria, sulla mano perché risiede nel gesto rituale della chiamata. L'indirizzo ip statico non è vincolante per il controllo, è tutto loggato dai provider, tengono registrato tutto quello che fai per tre mesi, obbligo di legge, non lo sapevi? E se ancora non ti basta come grado di completo e fedele asservimento all'idolo del progresso, dello scientismo, chiamalo come ti pare, allora entra nei club esclusivi digitali, dove collegando il tuo nome, il tuo codice fiscale, il tuo numero di carta di credito (ovvero il tuo numero di conto corrente bancario), prendendo gran parte dei numeri corrispondenti alla tua persona e legandoli a un solo numero, il codice di un chip, che sia un telefonino, un tablet, un e-reader, diventerai la cellula di un organismo sociale in grado di accoglierti nel suo caldo abbraccio elettronico e nel suo paradiso di eccitanti e piacevoli attività digitali. Il passo successivo sarà il chip sottocutaneo, i cani ce l'hanno già, mettetelo ai vostri bambini e dite addio alla paura di fughe o rapimenti, compi un gesto altruistico, metti la tua mente e tua mano al servizio del unità di calcolo centrale, dove l'individuo vale zero e la rete-società vale infinito.


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